Ecco il resoconto in prima persona del nostro collega Michael Pawlovsky:
L’Hornattacke porta dalla bella città di Bolzano fino in cima al Corno del Renon, per un percorso di circa 20 chilometri con 2000 metri di dislivello. I primi 13,5 chilometri si affrontano con le scarpe da trail, gli ultimi 6,5 chilometri con scarponi & sci. La maggior parte dei partecipanti (quest’anno 106) sono singoli, che coprono l’intero percorso. Lo fa anche la categoria degli alpinisti (23), solo che loro si portano dietro tutta l’attrezzatura dall’inizio alla fine. Per i singoli l’attrezzatura viene trasportata a Pemmern per il cambio. Lì avviene anche il cambio per la terza categoria, le staffette (48). I corridori partono 15 minuti dopo la prima partenza e poi danno il cambio agli scialpinisti.
Documenti di gara
Il ritiro dei documenti di gara all’Hotel Stiegl avviene senza problemi e senza attese. Tutto è preparato alla perfezione e ogni gesto è al posto giusto. A differenza dello scorso anno avevo già caricato il mio certificato medico, il team se ne è ricordato subito e scherziamo ancora un po’, prima di andare a consegnare le sacche del cambio nel cortile dell’hotel. Visto che non alloggiamo direttamente in hotel e volevamo risparmiarci un secondo viaggio, avevo tutto con me nello zaino.
La gara
Ore 9 … attacco. I singoli scattano fuori da Bolzano come se il Corno del Renon fosse subito dietro il cartello di fine paese. Eppure anche lì corriamo ancora di scatto su per la prima salita verso i vigneti … finalmente i primi corridori intorno a me passano al power hiking, lo faccio anch’io e così ci prendiamo i primi metri di dislivello ancora sull’asfalto. Sono nel primo terzo del gruppo e cerco anche di restarci, per Günther e per i miei 20 minuti. Facile non è, perché sembra di avere intorno solo professionisti locali della corsa in montagna, che per andare a scuola salivano nelle montagne di Bolzano senza e-bike e senza genitori-taxi. La mia scuola stava nella cosiddetta città bassa della mia città natale, il cui punto più alto sta a 650 metri. A questo pensiero mi viene da ridere e con me ride il sole sopra di noi, che con il suo calore dà già un assaggio dello scialpinismo che ci aspetta. Fino ad allora lasciamo l’asfalto, ci infiliamo nel bosco più ombroso e abbiamo i primi sentieri sotto i piedi. Fino a Soprabolzano (ristoro 1) si sale ora di continuo, tanto che dopo il primo rifornimento i primi chilometri più pianeggianti fanno davvero piacere. I protagonisti di un recinto di alpaca ci degnano ancora di sguardi interrogativi, prima di rientrare nel bosco su strade forestali ben corribili. Qui incontriamo di continuo lastre di ghiaccio, che però il team organizzativo ha cosparso di sabbia e che quindi si percorrono bene. Dopo poco si apre anche la prima vista sulla nostra meta, il Corno del Renon. Resta un attimo per un pensiero del tipo «puhhh, è ancora parecchio lontano», ma i professionisti della corsa in montagna sono ormai mutati in professionisti del trail, quindi il ritmo resta alto e il terreno richiede tutta l’attenzione.
Fino alla zona cambio si alternano strade forestali e sentieri pieni di radici. Il fondo, a parte le lastre di ghiaccio, è già asciutto e insieme ad altri 5 corridori procedo bene. Il cambio è organizzato alla perfezione. I corridori vengono indirizzati nella loro fila dai volontari. Gli sci sono pronti e il «sacchetto del cambio» è già aperto. Veloce dentro gli scarponi, prendere sci & bastoncini, un rifornimento rapido al ristoro, baciare la fidanzata e via sulla pista, dritto dentro il punto più basso della mia gara. L’itinerario di salita, chiuso apposta per la gara, comincia con una rampa che sotto il sole non mi lascia trovare il passo. Mi metto sul lato destro e vengo lasciato indietro parecchie volte, proprio lì a destra. Adesso ci vuole qualcosa di forte, un «Hammer», quindi mi prendo già l’ultimo gel dell’omonimo produttore e prima o poi anche questa salita finisce. Tutto l’itinerario è preparato alla perfezione e la neve non è ancora marcia. Un partecipante capisce la gravità della situazione e mi esorta a «spingere, spingere». Diventa il mio mantra per le prime salite ripide, finché fino al ristoro si sale ehhh si spinge solo più leggermente e finalmente trovo il passo. Se n’è accorta anche la mia testa, perché adesso non fa più i conti con i 20 minuti di Günther, ma con un tempo sotto le 3 ore. Al Rifugio Feltuner la mia fidanzata mi saluta già con la mano e mi gridano che sono le 11:35. L’ambizione avrebbe voluto saltare l’ultimo ristoro per affrontare gli ultimi XXX metri di dislivello nei 25 minuti rimasti, ma non dopo il primo crollo e non con queste temperature. Bevo in fretta 3 dei tè zuccherati, prima della volata finale. Alle 12:01 taglio il traguardo dopo 3:01 ore e subito Günther mi grida il tempo e si congratula per la mia prestazione. Non erano i suoi 20 minuti, ma in quel momento a entrambi non importa. Poco dopo mi fa i complimenti Florin del team Mountainspirit e mi offre subito un sorso della sua birra di frumento e ci congratuliamo a vicenda per il traguardo. Tutta questa cordialità finisce però di colpo quando sento la mia voce dagli altoparlanti durante l’intervista all’arrivo. Credo di aver riso più io lungo tutto il percorso che il pubblico all’arrivo … ma io mi trovavo divertente 😉 Hornattacke … un grande grazie, ci vediamo l’anno prossimo.
Rifornimenti
Durante l’attacco al Corno ci si può rifocillare in tutto tre volte. Di corsa a Soprabolzano (5,8 chilometri), nella zona cambio (13,4 chilometri) e poi con gli sci al Rifugio Feltuner dopo 17 chilometri, prima dell’ultima salita. Quest’anno c’erano piccole cialde Wanner, cioccolato e Schokobites come cibo solido, oltre ad acqua, cola e tè (zuccherato) come liquidi. All’arrivo ci sono – attenzione al gioco di parole – anche banane in cima. Anche quest’anno il momento clou è il rifornimento per i finisher al Rifugio Feltuner. Lì, in una tenda militare montata apposta, servono pasta vegetariana o con lo speck e in più c’è anche una birra analcolica.
Attrezzatura
Vista la previsione di sole sono partito in maniche corte e pantaloncini. Nella sacca del cambio per il passaggio agli sci avevo quindi solo un gel di Hammer e i miei scarponi da sci. Nota per me stesso: consegnare gli scarponi già in modalità camminata e il cambio dà subito meno fastidio. Per la corsa avevo con me i bastoncini da trail running, che nella zona cambio ho scambiato con quelli da sci. Le cose che restano nella zona cambio vengono reimballate dai volontari e si possono ritirare lì dopo la gara mostrando un tagliando.
Per l’arrivo avevo consegnato un cambio completo di vestiti (lunghi), giacca compresa, e la felpa Trailrunning24 di Miriquidi (pubblicità voluta 😉). Per un po’ di privacy mentre ci si cambia c’è una tenda da squadra dell’esercito. Forse ha senso anche un piccolo asciugamano; con quelle temperature quest’anno mi sono rinfrescato con la neve.
Quest’anno sono partito per la prima volta con sci da gara di Hagan & scarponi più leggeri. Ancora un grande grazie a Günther e al suo team del Mountainspirit Shop di Bolzano.
Per chi è questa gara?
Molto semplice, per tutti. Per professionisti, amatori, sportivi del tempo libero, coppie e amici. A leggere i numeri nudi e crudi, questi possono già fare una certa impressione … soprattutto per chi vive in pianura, come la maggior parte di noi. Ma la dura Hornattacke ha anche un cuore morbido, ed è questo che conta. Come partente ti senti semplicemente il benvenuto, vedi solo facce sorridenti e tutta l’organizzazione della gara è fatta perché ogni finisher venga apprezzato, festeggiato e trattato allo stesso modo. Non importa davvero se tagli per primo il traguardo di scatto o se ai ristori ti fermi ancora a fare due chiacchiere con una birra analcolica mentre il vincitore deve posare per le foto con una corona d’alloro probabilmente troppo pesante. You choose 😉 Quest’anno il team organizzativo ha fatto anche di più: il premio principale, sci da scialpinismo di Majesty, è andato al singolo con il tempo medio tra il 1° & l’ultimo finisher. Purtroppo non ero io.

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